...Parole, suoni, fantasmi nella nebbia...
INTERVISTA AI PETER KERNEL

Dopo l’uscita del loro disco, recensito proprio su queste pagine, mi è sembrato naturale scambiare quattro chiacchiere con i Peter Kernel…e in particolare con Aris Bassetti, chitarra e voce, che, molto gentilmente, si è prestato a rispondere a qualche domanda.
Allora, innanzitutto chi sono i Peter Kernel? Figli/emanazione di El Toco
I Peter Kernel sono 4 quasi-ragazzi. Io (Aris) alla chitarra e voce, Barbara, al basso e voce, Däwis alla batteria e Anita alla seconda chitarra. Dico quasi-ragazzi perché, a parte Barbara, per il resto
facciamo media sui 30 anni. Gli El Toco erano la stessa cosa (tranne Anita), ma col nome sbagliato. Intendo dire che inizialmente ci sembrava carino adottare un nome del genere perché avevamo intenzione di fare musica più indirizzata verso le ambientazioni da film western. Inoltre siamo fans di Jodorowsky e del suo El Topo (1971). Ma i primi annunci sui giornali o in radio dei nostri concerti erano a dir poco devianti. "Trio el toco" in concerto. "El Loco" in concerto. Si rischiava di avere davanti gente che voleva sentir suonare latino americano, o qualcosa del genere. Non che disdegnamo quel genere, ma proprio non ci appartiene. Così... ad inizio 2007 arriva Anita. Si aggiunge una chitarra e noi ne approfittiamo per cambiare nome in qualcosa che rappresentasse meglio la piega che la nostra musica stava prendendo. Ecco che spunta il nome Peter Kernel. Un po' tedesco e comunque internazionale. Un'identità compiuta che fonde insieme 4 persone che a modo loro si sono già fuse assieme.Poi la pronuncia può essere Piter (inglese) o Petter (tedesco), è uguale.
Siete un gruppo per un quarto canadese. Ed è strana questa cosa, perché Canada e Svizzera, risultano fra i paesi meno conosciuti del mondo. Uno, per la vicinanza scomoda degli Usa, e l´altro, per il suo ruolo decentrato all´interno dell´Unione Europa con vicini altrettanto scomodi e possiamo dire, con una storia/cultura (di tutti i generi) millenaria. Come vivete questa situazione? Come si vive da "musicisti" in Svizzera? Quale è la situazione musicale in Svizzera e ci sono cantoni che offrono maggiori possibilità?
Credo che Svizzera e Canada siano invece molto conosciuti, ma per i soliti cliché. Il punto è che i cliché canadesi sono anche interessanti (boschi, laghi, orsi, ecc...) mentre quelli svizzeri sono
piuttosto imbarazzanti, come ad esempio le banche e il loro segreto bancario. Toglieteci il segreto bancario e finalmente forse la Svizzera non esisterà più. Scherzi a parte. Qui in Svizzera si sta bene. Quasi troppo. Al punto che appena metti piede fuori dalle certezze che ti offrono qui, sei disorientato. Anche musicalmente il discorso non è molto differente. La Svizzera non si è mai distinta per proposte eclatanti, a parte forse The Young Gods o i Celtic Frost (per citarne due molto
conosciuti). Certo, ci sono altri aristi svizzeri che si son fatti conoscere all'estero, ma sorvolo.
Penso che uno dei motivi per cui la Svizzera è un po' nascosta musicalmente sia anche il fatto che non c'è una vera scena forte (parlo soprattutto di quella "alternativa"). Ci sono buoni gruppi un
po' ovunque in svizzera, ma non penso si possa parlare di una scena. E se una scena è anche perché non c'è una grande cultura musicale. Siamo molto (troppo) legati alla tradizione. Alle canzoni popolari, da cantare alle grigliate in montagna, d'estate. Troppo chiusi in noi stessi. Le cose un po' diverse spaventano gli svizzeri. È anche per questo che è difficile trovare gli spazi giusti dove proporre un certo tipo di musica. E il fatto che siamo così in pochi fa si che ci si conosce tutti. E questo non aiuta molto ad un confronto serio con un pubblico che non sia troppo di parte.
Il livello delle manifestazioni che si tengono nella Svizzera italiana rasenta il ridicolo. Concorsi su concorsi dove vinci se hai sotto al palco tanti amici che ti applaudono. Questo genere di eventi fa sì che molti gruppi si chiudono in cantina solo in previsione di parteciparvi. Triste. Come trovo triste mettere in gara la musica. Ma la maggior parte di questi problemi non esistono solo in Svizzera.
Per arrivare al disco, da dove arriva la scelta del titolo HOW TO PERFORM A FUNERAL?...e quell´immagine di corpi stretti in magliette bianche, che sembrano muoversi al ritmo della musica?
Io ho un problema al cuore. Va fuori tempo, è velocissimo e ho dei battiti in più. Questa cosa è stancante e spesso mi butta giù. Ho scoperto che l'unica cosa che mi fa star meglio (anche fisicamente) è suonare. E infatti se senti i pezzi, noterai che non andiamo mai velocissimi. Questo perché i ritmi che facciamo, mi permettono di sincronizzare il cuore in modo rilassante. Forse a te sembra una stronzata, ma a me ha cambiato la vita. Proprio nei momenti giù, ho passato molto tempo a pensare al funerale; ma non perché volessi morire, anzi. Mi chiedevo che cosa significasse
per me e per gli altri del gruppo. Questo anche perché quando provavamo i pezzi mi sembravano così cupi... roba da suonare ad un funerale. Anche se per finire non è vero. Con il disco si voleva segnare un passaggio da un periodo più giù a uno migliore (non per forza su). E quando chiudi un periodo ne inizia un altro. La vita e la morte sono inscindibili. Ecco come si fa un funerale. Ecco come nasce qualcosa. A modo e visione nostra. Chiamalo pure HOW TO PERFORM LIFE. Non è diversa l'idea. Dentro ci stanno tutte le esperienze vissute, i ricordi, le cose belle e quelle brutte.
Perciò, a un certo punto abbiamo deciso di metterci in gioco. "Immortaliamo questo momento su disco. Mettiamoci in gioco. Sentiamo che pensa la gente." Abbiamo quindi tentato un sacco di strade per le foto del disco. Volevamo rappresentare al meglio un momento determinato. Ad un certo punto l'idea era di immortalare l'impatto della nostra faccia con una superficie. Così ho avuto la bella idea di fare un tuffo che mi ha procurato un trauma al collo. Per colpa di questo abbiamo dovuto spostare giorni di mix del disco. Questa cazzata la pago ancora adesso. In concerto infatti devo stare attento a stare piuttosto fermo altrimenti ho un dolore allucinante. Poi un giorno, come quasi tutti i fine settimana, eravamo a casa a fare magliette, foto, video, ... e dopo alcuni bicchieri di vino abbiamo iniziato a fare tutta una serie di foto che avevano per fil rouge il bianco e una certa idea di purezza e nudità. Il bianco, che nella nostra cultura è il contrario del nero, la morte. È lì che
abbiamo capito che quella foto doveva essere la copertina. Nella foto sono Barbara e Anita.
Come è nato questo disco? Un processo collettivo oppure no? Per esempio i testi come nascono?
I pezzi del disco li abbiamo suonati molto dal vivo. E rispetto alle prime versioni, alcuni sono anche cambiati parecchio. Questo perché dal vivo comprendi meglio dove tagliare o allungare, dove spingere e dove sollevarsi. E un lavoro lungo e a volte anche frustrante. Soprattutto quando decidi di lasciar fuori delle parti che trovi interessanti, ma che per l'autonomia del pezzo intero sono superflue. Ma devo dire che il punto di partenza dei pezzi è molto libero. Solitamente esce un'idea improvvisata su un mezzo giro pensato. Non componiamo nulla a casa. I testi sono scritti per la maggior parte da Barbara e un po' da me. Non sono testi che vogliono spiegare la verità assoluta su qualcosa o che hanno la benché minima pretesa di essere belli. Parliamo di ciò che ci va. Anche se può sembrare stupido. C'è poca gente che scrive bene, c'è una marea di gente che vorrebbe scrivere bene e c'è chi non cerca di scrivere bene, noi. Se poi succede che un testo può sembrare profondo vuol dire che voleva essere profondo per noi. Significa che c'è stata una sorta di
sincronizzazione di vite ;)
Si respira un´aria gelida e di freddezza spigolosa nei brani, ma alla fine, dopo aver ascoltato il disco, ci si sente sudati, feriti. Se vi dicessi che sembrate una sorta di gruppo fantasma che ti
colpisce senza che tu possa mai vederlo, cosa mi rispondereste?
Statisticamente la Svizzera è uno dei paesi con il tasso di suicidi tra i più alti. Questo per dire che viviamo in un posto che ti mette una certa inquietudine per come è tutto così apparentemente a posto. E il mondo in generale non se la passa bene da un sacco di tempo. Come puoi far finta di nulla? E poi le cose troppo allegre sono sospette. Siamo feriti e probabilmente i brani infliggono ferite perché siamo sensibili a ciò che accade. Anche se sta dall'altra parte del mondo.
E dirvi che siete un gruppo sexy, nell´accezione più alta del termine, ma anche più sincera...sbarazzina?
Stai parlando di Barbara e Anita.
E per la solita domanda, noiosissima, ma necessaria per chi vuole avvicinarsi alla vostra musica, quali sono i gruppi-tendenze artistiche a cui fate riferimento? E a quelli che malignamente possono dirvi, mi sembrate i soliti Sonic Youth/Blonde Redhead, cosa rispondete?
Sai, è strano che mi dici i sonic perché non è un gruppo a cui mi sento particolarmente vicino. Non mi toccano l'anima. Intendiamoci: mi piacciono tutti e due, e magari inconsciamente qualcosa della loro musica ci ha penetrato, ma ci sentiamo toccati dentro da cose come Can, Blondie, De André, France Gall, Serge Gainsbourg, Battisti, Morricone, The Animals, Velvet Underground, e le solite cose... E alla fine è bello che ognuno ci vede quello che vuole nella musica. Anche se quello che ci vedi non ti piace o non ti interessa.Noi siamo molto influenzati dalle dinamiche relazionali interne al gruppo per comporre. Tendenzialmente cerchiamo di avere un approccio pop, perché ci piace canticchiare le canzoni.
Parallelamente alla musica portate avanti un discorso visivo, fatto di video e splendidi poster/magliette dalla grafica impeccabile. Quindi i Peter Kernel non sono solo musica?
Assolutamente no. Io sono grafico, Barbara è videomaker, Däwis fa animazione tridimensionale e Anita ripara orologi (ah ah cliché). Questo significa che per noi è importante anche tutto ciò che ruota attorno alla musica. E siamo persone con uno spiccato senso pratico.
Uscite per On The Campers, che è in pratica è una vostra creatura. Come è nata questa esperienza? E dei gruppi che distribuite/producete cosa ci potete dire? Ad esempio, per il sottoscritto, i Kovlo sono un grandissimo gruppo, che meriterebbe maggiori applausi di quelli che
già riceve. E i rapporti con le altre realtà del mondo indie-alternative? E con la rete?
Per il discorso che ti facevo prima della provincialità dei gruppi qui da noi, abbiamo deciso di mettere un po' in luce almeno ciò che (secondo noi) c'è di buono nella regione. Abbiamo così creato On the camper. Che è un po' etichetta, un po' studio grafico, ma soprattutto un sacco di cene e bevute con tutti i gruppi dell'etichetta. On the camper non produce nessuno dei gruppi che propone, perché non ha soldi. Semplicemente mettiamo a disposizione le competenze di ognuno
per aiutarci nella grafica, video, e registrazione di demo (abbiamo un piccolo studio di registrazione gestito da Yuri dei Just a Usual Day).Ti faccio un veloce exposé di ciò che sta accadendo in casa On the camper:
I Kovlo sono un gran gruppo che ha appena fatto un gran bel disco, e come dici tu stanno raccogliendo buoni consensi. So che si stanno preparando per dei live.
I Just a Usual day stanno concludendo la stesura di 8-9 pezzi che finiranno su un disco che penso uscirà quest'anno.
Per l'estate abbiamo due dischi in uscita. Quello di Lonesome southern comfort company che sarà un bel disco intimo e viscerale. Anche perché la voce di John è paurosa. John che è anche
colui che guida il progetto Far from the madding crowd. Un progetto che a quanto pare sta leggermente cambiando direzione musicale. Non so nemmeno io cosa ci faranno sentire.
L'altra uscita estiva è una demo. E loro sono gli A Minute There. Un gruppo di tre giovani sbandati.. eh eh eh. Favolosi.
Ci sono poi i Technicolors che in questo momento si sono "ritirati" per preparare un sacco di materiale nuovo. Sempre veloce e sempre teso.
E poi c'è un progetto che si chiama Humus and Umus che mi vede alla batteria, assieme a Ronco (al basso). Quest'anno faremo uno split con un altro duo. Non so quando e non so come.
Più o meno è tutto.
Per quanto riguarda invece i rapporti con altre realtà indie... non so che dirti. In rete chiaramente abbiamo preso molti contatti. Myspace ci serve a quello. Myspace mi fa schifo, ma mi permette di organizzare concerti.
E il rapporto con la dimensione live com´è? Per esempio sembra che Barbara assuma un´aggressività maggiore e che il gruppo sia più scanzonato, più disteso rispetto al disco.
Domanda aperta, per chiudere tutto: scrivete/dite quello che volete.
Grazie di cuore per l'interesse e baci.
Adesso scappo. Stiamo finendo un pezzo nuovo: Frit Zo.Ah ah ah dici?
Willy Vlautin, Motel Life.
Marco Parente, Testa, dì cuore.
Bruce Springsteen, The Ghost of Tom Joad.
Libro finito.
Si andrà a stamparlo e si cercherà fortuna.
Lo spero.
Non ho molta voglia di parlare.
O di scrivere altro.
Ciao.
and
“Piangi nella notte
Cosicchè nessuno ti veda
Ridi nella notte
Cosicchè nessuno capisca
Pochi passi a piedi nudi
Sulla terra fredda
Ti riportano al mattino
Non senza fatica
Anche oggi…
…e anche domani.
Apri gli occhi
Verso la guarigione…” (La Guarigione, Marco Parente)
Blue plot dei Yuppie Flu…come chiusura del libro. Della giornata. Senza sonno. Ma senza rimpianti. Fra le mille cose, ho parcheggiato l’auto accanto al fiume. Due vecchi stavano pescando, il più giovane, riconosciutomi, mi ha offerto delle carpe e dei pisci gatto. No, gli ho risposto, non mi vanno. L’acqua melmosa. La neve che si è sciolta in un pomeriggio. Un ramo trascinato dalla corrente. Le luci della corrente. Sh’ll come back as fire, to burn all the liars, and leave a blanket of ash on the ground. I miss the comfort in being sad. Non è tempo per piangersi addosso. Mi sento come quell’angelo in copertina. Sotto assedio da pareti troppo strette. È tempo di rimboccarsi le maniche e provarci. He was born a scentless apprentice. Mi stringo alle cose più care. Alle mie cose più care che mi permettono di aprire le braccia. Di costruire un futuro. nessuna retorica. Mi ci pulisco il culo con la retorica, le frasi ad effetto, il sentimentalismo d’accatto che va tanto di moda. Preferisco il dolore, l’amore, l’odio, la speranza. Preferisco la durezza. Le ferite. La cura. La morte. I Tv on the Radio che rifanno Daniel Johnston. Daniel Johnston che canta il mio cuore, il mio stomaco. La cometa di Mark Twain. Le gemme su un albero che si pensava morto. L’hanno avvelenato, hanno tagliato i rami malati. Lo volevano tagliare. Eppure lui è risorto. E dovreste vedere quel verde intenso che brilla nel cielo. Io credo in quelle gemme. Che nascono. Che ci credono. Pur fra mille difficoltà. Gemme che generano altre gemme. Dietro quell’albero c’è un balcone con il padrone di casa. Potete ben immaginare cos’abbia in testa quello stronzo. Ma lui non sa, lui non sa che quell’albero ha ridato speranza alla mia giornata. E contro questa giornata lui non può fare nulla. Proprio nulla. E anche se lo abbatterà quell’albero, che era già lì quando nasceva il mio bisnonno, non avrà ottenuto nulla. Ma proprio nulla. Perché io vivo a Devil Town. E non ho paura dei Vampiri.
La multinazionale Hog Farm, in combutta con lo sceriffo di una Contea del South Dakota, apre illegalmente un allevamento di maiali nella Riserva indiana di Yankton-Sioux. Seguono proteste e la polizia arresta 20 membri della tribù. Sembra una cronaca dei tempi della «conquista del west», e dice molto sulla realtà delle popolazioni native del Nord America.
Sono più di 500 anni che sperimentano una repressione inflitta con l'arroganza impunita di chi si considera ancora il loro «padrone». Oggi, le Riserve sono luoghi limitati e privi di risorse, con livelli di disoccupazione, miseria, alcolismo e violenza senza eguali negli Stati Uniti; ma sono anche l'unico posto che un amerindiano può ancora chiamare «casa». Le leggi degli Stati uniti, sulla carta, promettono rispetto e tutela per l'autonomia giuridica delle Riserve, ma la realtà è ben diversa, tant'è che recentemente i Lakota-Sioux, per bocca del leader dell'American Indians movement (Aim), Russel Means, hanno chiesto di stracciare tutti i trattati stipulati coi governi Usa, «parole senza senso su carta senza valore».
Ecco dunque il caso del South Dakota, dove uno sceriffo pensa di poter fare la legge. Ray Westindorf, sceriffo della Contea di Charles Mix County, di recente ha permesso a una grande azienda di allevamento, la Hog farm, di occupare abusivamente una parte del territorio della Riserva Yankton-Sioux, per costruirvi un grande allevamento. Il figlio dello sceriffo in questione, si è già aggiudicato il contratto elettrico per il progetto della Hog Farm. Nonostante le opinioni contrarie della tribù e dei coltivatori locali, che lamentavano grossi rischi sia per la salute dei loro figli che per l'inevitabile impatto ambientale (gli scarichi di un allevamento intensivo possono essere estremamente inquinanti), il solerte sceriffo, in barba alla legge che egli stesso dovrebbe difendere, ha imposto con la forza la costruzione della mega-fattoria. Naturalmente ci sono state proteste e molti esponenti della tribù hanno manifestato pacificamente contro una tale prepotenza, che non solo sottrae illegalmente la loro terra, ma la sfrutta e l'avvelena per i propri, è il caso di dirlo, «porci» profitti.
Purtroppo le proteste non hanno avuto grande risalto mediatico, neppure quando, il 15 aprile scorso, un abnorme spiegamento di poliziotti del South Dakota con al seguito rinforzi dell'Iowa e tanto di cecchini appostati, ben 54 auto e altri automezzi, hanno arbitrariamente invaso un territorio su cui non hanno giurisdizione. Sembrava un piccolo esercito e non è stato difficile per questo moderno «settimo cavalleggeri» soffocare una protesta pacifica e arrestare 22 manifestanti nativi.
Ora le ruspe stanno svolgendo indisturbate il proprio lavoro, protette dall'audace sceriffo Westindorf che, nel frattempo, impedisce persino lo svolgimento di cerimonie religiose nella zona, giustificando tale sopruso come «violazione di proprietà privata».
Diverse organizzazioni si sono mobilitate a sostegno dei Yankton-Sioux. Il Peace and Justice Center ha inviato suoi osservatori sul posto, vista la grave violazione dei diritti umani e sono pronti anche a farsi arrestare pur di attirare la pubblica attenzione. Anche il Dakota Indian Movement si sta attivando, mentre l'International Indian Treaty Council ha già inviato dei suoi avvocati per documentare questo palese sopruso, per denunciarlo poi al Forum permanente delle Nazioni unite. Nel frattempo chiedono di inviare messaggi di protesta al governatore del South Dakota, all'indirizzo: http://www.state.sd.us/governor. Per gli aggiornamenti sulla vicenda si possono consultare i siti www.nativiamericani.it e www.siouxcityjounal.com, mentre le immagini della protesta sono visibili su http://www.youtube.com/watch?v=6QYFqe7g7Rk&feature=related. E' interessante: le aziende della Hog Farm sono già state bandite dal suolo di molti Stati americani. Ma restano sempre le Riserve native...
...ritrovare libri perduti è sempre meraviglioso....mi son portato con me un libro di racconti di Mark Twain...appartenuto a mia madre....e che mi ha "passato" tanto tempo fa....mia madre aveva solo questo libro, Cuore e le favole dei fratelli Grimm...3 libri che mi sono stati letti da piccolo...per farmi dormire...nelle giornate piovose...con la voce calda di mia madre....quella arcigna di mia nonna Dina...quella veloce di mio padre....so che questi 3 libri son preziosissimi per mia madre....non avendo soldi...ogni spesa era centellinata....e si capisce quanto lei lo abbia letto e riletto questo libro di Twain...avanti e indietro...pensate ci ho trovato persino un'impronta che sembra di fragola....proviene questo libro dall'ENAL, "Ente di Diritto Pubblico delegato dallo Stato a promuovere il sano impiego del tempo libero di tutti i cittadini. Come istituzione sociale scaturisce dalla trasformazione che hanno subito il lavoro e l'organizzazione nella vita. Il suo fine è di combattere il processo di vanificazione che l'uomo moderno subisce nel lavoro a causa dei processi spersonalizzazione e nel riposo per la vacuità degli svaghi commercializzati. La sua azione è diretta perciò da una parte a sviluppare l'educazione al riposo indispensabile alla difesa della sanità fisica, morale e spirituale dell'uomo e dall'altra a stimolare e tener deste le facoltà creatrici che il lavoro spersonalizzato e parcellizzato e gli svaghi passivi riducono e spengono nell'uomo che lavora."...avantissimo...vero? e pensate che questo libro è stato pubblicato nel 1957!.......e mia madre che si è fermata alla 5 elementare...ha trasferito questa passione a me e mia sorella....e lo fa ancora con i figli dei suoi nipoti....è incredibile....davvero........mi dice, Andre prendi qualcosa di bello per Luca...e io vado e poi glielo faccio vedere......e voi non potete immaginare quanto è felice quando lui le telefona e le dice Grazie, Zia, vado subito a leggerlo...e ti dico se mi è piaciuto oppure no.
Tra l'altro, Twain, è uno dei più grandi scrittori, a mio parere degli ultimi 2 secoli...uno che ha tracciato strade, scaldato gli animi...uno scrittore con un'anima libera....che si è schierato...che era un Uomo....e cercatelo il racconto della spedizione scientifica degli animali della foresta....meraviglioso.
...luci di serate trascorse...le finestre aperte su un vaso rotto...le carezze sono la leggerezza dell'assenza...ogni volta lo stesso tavolo...gli stessi fili della corrente...lo stesso accendino...i soliti mozziconi da masticare...e quando mi guardi la pioggia è un albero sradicato da due bambini ciechi...un piatto di vermi per colazione...mi piacerebbe chiederti se il tuo nome è quello scritto sul banco di scuola...oppure cucita sulla borsa travolta da una locomotrice...un articolo di giornale pieno di addii...ciao...arrivederci...e lasciare che le lettere si riposino come meglio credono...sul lavandino, in fila per scomparire insieme a foglie di insalata...chicchi di mais...unghie rotte...questi sono coltelli di giornate innevate...e sentirsi come uno squarcio cicatrizzato da altri squarci...e il sangue fluido di caffè e rimorso...scrivo che stamattina il sole è tramontato in 12 posizioni diverse...che gli uomini si sono messi a letti appendendosi a un chiodo e che le medicine funzionano meglio se le prendi mentre sei sdraiato in una vasca di giocattoli e bambole col ventre gonfio di caramelle...e l'uomo che si sta facendo la barba è un alce sventrato dalla volpe senza più denti...perchè c'è un ragazzo con le briciole di un lavoro nella valigia di cartone che apre e chiude sul cuscino...le lacrime che gli finiscono in bocca segnandogli le guance...e io...io corro fino al gradino più basso...da dove, quando si cade, non ci si aspetterebbe mai di morire.
(...dedicato al piccolo franti...amico di sconfitte...)
PETER KERNEL
"HOW TO PERFORM A FUNERAL"
(On The Camper Records, 2008)

Il battito del cuore. Il frastuono dell'attesa. Il sospiro dei fantasmi. I rumori di una stanza buia, cieca.
Potrei aprire e chiudere questa recensione con semplici parole, limitandomi a scrivere che fin dal primo ascolto non ho più abbandonato questo album, consumandolo giorno dopo giorno.
How to perform a funeral è un disco di pura bellezza, di un'intensità trascinante che condiziona le giornate. Un disco privato che vorresti nascondere ma anche condividere. Una scatola di dimensioni ridotte, grande come l'unghia di una bambina o di una pupilla che cela labirinti entro cui perdersi. Un disco di sottrazioni e di squarci nella carne. Un disco perfettamente rappresentato da una frase di Italo Calvino "Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga scoperto."
Il quintetto svizzero (Aris, Anita, Barbara e Dawis) confezionano un album intenso che sviluppa il percorso tracciato da "Like a Giant in a Towel" , uscito sotto le vesti di El Toco, arricchendolo, ed elaborando un processo artistico sempre più denso, che sfiora i panorami di Blonde Redhead/Xiu Xiu/Sonic Youth eletricci e lividi, (nell'alternarsi di caldo e freddo, fra Aris e Barbara, in una sensualità da graffi sulla pelle nuda), le atmosfere western create da Ennio Morricone per le pellicole di Sergio Leone, le vie sferraglianti e dilatate di Louisville e le semplicità di una canzone di 3 minuti.
How to perform a funeral si apre con l'attacco di cuore di He's a Heartattack ambientato nell'agghiacciante atmosfera di un grattacielo di specchi nelle cui camere vengono proiettati videotapes a fantasmi di Videotapes in Dubai, per scontrarsi con l'invocazione trasa dalla voce di Barbara in I Counted the to Die Properly con la campana che rintocca a funerale (canzone resa da un video che sembra la rappresentazione perfetta di un racconto di Hubert Selby Jr), fino ad arrivare a Shoot Back, che in coppia con Smiling, sono il volto più solare del disco, con il loro incedere costante che ti spinge a muoverti, oscillare, cantandole col sorriso strappato dalle labbra, mentre Happy to See You, il pezzo più lungo e sperimentale, che suona come una mano stretta attorno al collo che non capisci se voglia strozzarti o farti eccitare, con la voce agghiacciante di Aris registrata nel deserto, senza vestiti, mentre aspetti che il sole ti bruci il cervello, seguita da Flies Die, che è il pezzo perfetto per la solitudine più completa, su una macchina lanciata su una strada solitaria, con tutta la disperazione che vorresti urlare in What the Hell, da ascoltare a tutto volume, ve lo consiglio, alzate il suo voulme su una Radio Cowboy, in un motel dove non riuscite a prendere sonno, stesi su un letto pulcioso, con il sesso consumato e spinto fino alla distruzione fisica di Rena, portata a compimento da tutto il gruppo sulla voce urlante di Barbara e che è il pezzo più aggressivo dell'intero disco, disturbante, rallentato, con la voce che ti prende a sberle e che dal vivo, vi assicuro, risulta essere un'esperienza magnifica.
Vi consiglio di cercarlo HOW TO PERFORM A FUNERAL e di ascoltarlo con attenzione, credendo ancora all'Impossibile che un disco vi possa stupire e scaldarvi il cuore.
"Alice rise: "Non si può credere a cose impossibili" "Non ti sei molto esercitata", disse la Regina. "Alla tua età io lo facevo per mezz'ora al giorno. A volte mi è capitato di credere ben sei cose impossibili prima di colazione". (Lewis Carroll)
www.myspace.com/onthecamperrecords
.......cronache del dopobomba....l'ho riletto in un giorno...velocemente mentre i risultati elettorali scorrevano nelle pance...nelle teste di cazzo degli italiani....un'umanità diversa....un mondo distrutto dalla guerra atomica...e il focomelico hoppy è per me la rappresentazione del cittadino....che gironzola per questo mondo....ognuno può far quel cazzo che vuole...ma mi chiedo fin dove può arrivare l'idiozia di gente che vota questo schifo....mi chiedo, ma un operaio che prende 1100 euro al mese cosa s'aspetta da questi trionfatori?...cosa s'aspetta un postino da bossi?.....rivogliono la schiavitù...pensano di presentare anche loro un programma su mediaset....e magari gli altri, trovare un posto dalla dandini...a far finta di essere di sinistra....e con un bel posticino nel governo ombra....ma cazzo........e gli albanesi che abitano sopra i miei....che sabato mattina mi dicono che amano silvio...e fini.....li ho guardati.......avete presente il rigurgito di vomito che sale....?.....sale e sommerge ogni cosa....altro che bombe atomiche.....la rabbia....
...quella foresta è la mia fragilità...ma anche il duro cammino contro il fumo...e le stronzate tipiche....diementicavo: terribile il vino svizzero...aha ahah.....

...nelle cuffie il disco di Herself & White Mountains...disturbante l'effetto ma perfetto per quello che sono...la pioggia che bagna il balcone...e ingrossa il fiume...
"E il Signore disse, "Non c'è niente di meglio di una bella partita a dadi con l'Universo per ammazzare il tempo". Quando gli riferiscono le parole del Signore, Albert Einstein ci pensò su e poi domandò, "Ha detto per caso se sono truccati?", "Cosa?" "I dadi" "No" "L'immaginavo". (Lo spazio sfinito, Tommaso Pincio)
...un ragazzo finisce sotto un camion per impedire una rissa...ragazzi ascoltano Fabri Fibra....e credono al suo essere sincero...ascoltano i Tokio Hotel...aspirano al book fotografico...alla laurea post-televisione---ad una ralazione con Dottor House/una qualsiasi fra le attricette/veline/cantanti di tv...un vicino come Montalbano (mi ha sempre fatto schifo Camilleri e il giallo italiano) o Don Matteo...una casa a Capri....
"Bè, quando sono coinvolto in un progetto spesso lascio che mi assorba completamente"
"Bene, bene, il vecchio approcio dello stakanovista: difficile resistere, direi, per un potenziale datore di lavoro. Ma avrebbe potuto formularla meglio. L'espressione "mi lascio assorbire" non mi convince, mette un po' troppo l'accento sull'aspetto della perdita di controllo legata alla dipendenza. Che ne dice di "quando mi impegno in un progetto, mi impegno totalmente finchè non è ultimato?" (Il colloquio di lavoro, Todd Hasak Lowy)
...un utile strumento per capire l'idiozia di tutti i colloqui di lavoro...gli esami all'università...e dei due contendenti seduti uno di fronte all'altro.
"E hai ottenuto quello che
volevi da questa vita, nonostante tutto?
Sì.
E cos'è che volevi?
Potermi dire amato, sentirmi
amato sulla Terra." (Raymond Carver)
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